Visita le Ville
Venete
Scoprirai l'eredità che ci ha
lasciato la La Repubblica di Venezia in mille anni di storia. Nella
terraferma la più eclatante è rappresentata dalla cosiddetta civiltà di
villa veneta, intesa come governo del territorio, microstoria di famiglie
e comunità, patrimonio d'arte opera di innumerevoli architetti, pittori,
scultori. Un patrimonio di oltre 5000 ville che rappresentano oggi una
meta turistica di primario interesse.
La maggioranza di tutte queste opere spettacolari
dal punto di vista architettonico presenti in veneto sono opera di
Andrea
Palladio.
In questa pagina troverai le informazioni che
riguardano le ville che potrai trovare vicino all'Hotel
Canova.
Villa Barbaro
Volpi
Fu concepita attorno al 1550 da Andrea
Palladio come sede prestigiosa della
tenuta agricola dei fratelli Daniele e Marcantonio Barbaro, i quali per la
decorazione chiamarono il pittore Paolo Veronese e lo scultore Alessandro
Vittoria.

fonte:http://artdisk.splinder.com/post/16532346/andrea-palladio-15081580
Villa
Emo
Il complesso della villa è inserito nel contesto agricolo di Vedelago (TV), in
località Fanzolo, e comprende non solo la dimora e le sue adiacenze, ma anche il
lungo cannocchiale e la zona agricola a nord, il giardino, definito da aiuole
geometriche e viali decorati da statue a sud e, oltre la cancellata d'ingresso, la
duplice schiera di abitazioni rustiche che forma il Borgo Brolo. La proprietà della
villa conserva i confini originali, estendendosi fino alla via Postumia, antica
strada romana, e l'orientamento della trama dei campi segue ancora la griglia della
centuriazione, sottolineata dal duplice filare di cipressi che costituisce un
cannocchiale ottico presente sia nella parte anteriore che posteriore la
casa.
L'opera venne realizzata tra il 1557 circa e il 1565, su commissione del patrizio
veneziano Lunardo Emo, che incaricò l'architetto Andrea Palladio di progettare un complesso
rappresentativo dello spirito pratico e semplice del mondo agreste. La composizione
architettonica è simmetrica: al centro, la villa, innalzata su un basamento e
leggermente sporgente, mostra un fronte simile a un tempio antico, con un
portico-pronao definito da quattro colonne tuscaniche che sorreggono trabeazione e
frontone decorato con lo stemma della famiglia Emo, opera dello scultore Alessandro
Vittoria. Lateralmente, si sviluppano le due barchesse a undici arcate, che marcano
fortemente, con il loro sviluppo orizzontale, la piattezza della campagna attorno e
si concludono alle estremità con due basse torri colombare. Infine, in sostituzione
della classica scalinata, l'imponente rampa d'ingresso, pensata come aia per
l'asciugatura e trebbiatura del grano.
Gli spazi interni riprendono lo schema di facciata. Dalla loggia d'ingresso,
mediante uno stretto vestibolo si accede al grande salone centrale, ai lati del
quale aprono due stanze a nord e due a sud, divise da altrettanti vani di transito
e dalla scala che porta al piano superiore.
Alla stereometria e sobrietà degli esterni si contrappone una ricca decorazione
interna, eseguita da Giambattista Zelotti che scandisce scenograficamente le pareti
con finte architetture, all'interno delle quali rappresenta scene figurate su
fondali bucolici ed esaltazioni delle arti e delle virtù, ispirate a temi
mitologici e allegorici della tradizione romana e cristiana.
Negli ultimi decenni la villa ha ospitato numerosi personaggi illustri: reali
inglesi, premi Nobel, scrittori e registi.
E' stata la sede di un evento teatrale, di uno stage internazionale di danza
classica, di concerti e ha fatto parte delle scenografie di due film: il "Don
Giovanni" di Joseph Losey e "Il Gioco di Ripley" di Liliana Cavani.
Villa Rezzonico
borella
Casa del FRancese Villa Bressa, Guillion, Mangilli, detta Casa del
Francese
Il vasto complesso di Villa Bressa, Guillion, Mangilli si inserisce nel
paesaggio agricolo di Pederiva, Montebelluna (TV), ed è formato da più edifici
composti a U intorno a un'ampia corte interna.
Al centro vi è il corpo padronale, a est la porzione di ex-cantine e granai che dà
sulla strada e, a ovest, gli annessi agricoli. Una limonaia e altri edifici rustici
si avvicinano al parco che si svolge verso ponente, mentre all'angolo nord della
proprietà si colloca un oratorio gentilizio che custodisce le spoglie dei membri
della famiglia Mangilli.
La corte interna è trattata a verde, percorsa da vialetti in ghiaino e adorna di
cespugli, mentre il parco retrostante, di impostazione romantica, è abbellito da
piante e fiori di varie specie, rare essenze arboree e da uno splendido laghetto
con ninfeee, delimitato in parte da una balaustra in pietra. Rigogliosi alberi ad
alto fusto compongono il parco e un'originale "galleria" verde attraversa il
giardino.

La villa venne fatta costruire nel tardo '400 per volere dei Bressa con precise
finalità d'uso agricolo, quale supporto alle grandi proprietà della famiglia. Nel
XVIII sec. venne ampliata e furono eseguite delle sopraelevazioni che potessero
ospitare anche l'abitazione di campagna. Il nuovo proprietario, il musicista
francese cavalier Alberto Guillion, compì nel XIX sec. ulteriori modifiche che si
riflettono sull'attuale aspetto del complesso.
L'ala più antica della villa, adibita tuttora a cantina, si compone di due piani
per i corpi laterali e di tre per la porzione centrale: su quest'ultima apre il
portone d'ingresso principale, ornato a bugnato con chiave d'arco. Il fronte
presenta aperture regolari ai piani superiori, decorazioni a bugnato sui cantoni
d'angolo e un timpano con finestrella quadrilobata in sommità, mentre le barchesse,
che mostrano piccole finestre quadrate al piano terra e fori ovali al piano
superiore, sono collegate da fasce orizzontali.
Il corpo ottocentesco della residenza si compone di un blocco su due piani
delimitato da due corpi più alti, con varco passante sorretto da colonne che
collega il cortile d'accesso con la corte interna. Un edificio ad archi ribassati
svolto su due piani e una scuderia con interessanti teste equine in terracotta e
finti archi con peducci descrivono l'ala più rustica del complesso.
Interessante l'interno della cantina con soffitti lignei e, all'ingresso, gli
stemmi di famiglia affissi alle pareti. Splendide capriate lignee arricchiscono la
sala della degustazione, riscaldata da un originale camino sorretto da arcaiche
colonnine in pietra.
Sede dell'azienda agricola Amistani e residenza privata, ospita al contempo
catering ed eventi congressuali.
Villa
Groppo, Trevisano, Caragiani, Calvi, De Faveri, Tron
Nella campagna di Covolo, nel Comune di Pederobba, sorge il grande
complesso di Villa Groppo, Trevisano, Caragiani, Calvi, De Faveri, Tron,
Chiappetta.
In origine vi si accedeva mediante un lungo viale alberato di cui oggi rimangono
solo alcune tracce nei resti dei pilastri di una vecchia cancellata: purtroppo tale
spazio è stato attraversato dalla strada provinciale, che ha ridotto l'area di
ingresso di rappresentanza. Un cancello, delimitato da pilastri a bugnato con
statue provenienti da una villa di Campocroce, introduce al cortile antistante la
villa, composta da edifici disposti a U alla cui estremità destra è annesso un
oratorio, affacciato sulla strada. Sul retro un ampio parco con una peschiera di
semplice fattura e una limonaia posta a ridosso del confine di proprietà.
La villa ebbe origine nel tardo '600 per volere dei Groppo, mercanti veneziani, che
costruirono una casa colonica di ridotte dimensioni, successivamente trasformata e
ampliata secondo i canoni della villa veneta. In questa fase fu eretto anche
l'oratorio gentilizio dedicato a santa Teresa. Purtroppo, dice Andrea Moschetti,
"Grandissimi danni subì la villa dei Conti Caragiani, già elegante costruzione del
'700", secondo il quale "fu ricostruita in simile se non identica forma", e vennero
persi gli arredi settecenteschi e alcuni dipinti attribuiti al Piazzetta.
Il volume padronale tripartito con ali ai lati si sviluppa su tre piani, gli
annessi adiacenti su due. La porzione centrale è caratterizzata, al piano terra, da
un portale centinato sopravanzato da una loggia balaustrata di epoca successiva. Al
piano nobile bifore con testa in chiave d'arco e al piano secondo una monofora
decorata anch'essa con concio di chiave a mascherone e balaustra in pietra. Un
timpano con stemma di famiglia e acroteri in sommità conclude la composizione.
Interessante la chiesetta, con basamento e cantoni d'angolo a finto pilastro
bugnato, decorazioni a rilievo con specchiature, portale trabeato con finestra
termale superiore chiusa da eleganti inferriate, e timpano dentellato con stemma di
famiglia in pietra a chiusura.
All'interno della villa, tracce di pavimenti settecenteschi alla veneziana e
stucchi d'epoca, conservati nella Sala degli Stucchi al piano terra. Dal salone
centrale si passa alle altre stanze disposte in successione, raggiungibili
attraverso una serie di portali lapidei e dotate di imponenti camini in pietra di
diversa forma e fattura, tutti originali. Soffitti dipinti e pavimenti in legno a
intarsi arricchiscono gli ambienti.
Occupata dai comandi militari nelle due guerre, attualmente è sede di un'azienda
agricola e ospita matrimoni, convegni ed eventi culturali.
Villa Corner della
Regina
La villa, di cui si nota all'istante il tocco palladiano portato dall'architetto
Francesco Maria Preti che ne curò il restauro nel XVIII secolo, si colloca nella
pianura agricola veneta a Sant'Andrea di Cavasagra, frazione di
Vedelago.
La costruzione si presenta maestosa con l'ampia scalinata adorna di statue che sale
al portico in doppia altezza retto da imponenti colonne doriche sormontate da un
frontone dentellato, all'interno del quale è rappresentato lo stemma dei Persico.
Statue e acroteri in pietra svettano sopra il timpano e sul cornicione delle ali,
allungate lateralmente al portico. La forometria è improntata alla massima
simmetria, con aperture che si ripetono rettangolari al piano terra, sullo zoccolo
bugnato, centinate al piano nobile, ancora rettangolari con cornice al piano
secondo. Ai lati della villa, una coppia di serre collegava le barchesse con grandi
arcate impostate su pilastri con pronao a tre aperture e lesene doriche reggenti un
frontone. Delle due barchesse ne è visibile solo una, attualmente non inclusa nella
proprietà.
Pregevoli gli interni, arricchiti da pavimenti in terrazzo alla veneziana,
ornamenti a stucco e, nel salone, ricche decorazioni pittoriche a finte
architetture con finestre legate a piombo che aprono su un ipotetico cielo terso,
opera di Angelo Sala che vi lavorò intorno al 1851. Il corredo statuario esterno è
dello scultore Orazio Marinali.
Il fabbricato risulta essere frutto di numerosi interventi susseguitisi nel tempo:
una preesistente costruzione cinquecentesca di impianto classico eseguita su
probabile direzione dello Scamozzi cui si aggiunse l'ampliamento voluto da Giovanni
Corner, vescovo di Castelfranco nel Settecento, per la realizzazione di un "palazzo
di campagna" affidato agli architetti Miazzi e Muttoni e, da ultimo, l'intervento
di Francesco Maria Preti ipotizzabile tra il 1750 e il 1754.
La villa è comunemente nota come Villa della Regina perché fu proprietà della
regina Cornaro, che intorno alla fine del Quattrocento fu costretta a cedere il suo
regno alla Repubblica Veneta in cambio dei feudi di Asolo e Castelfranco. Nel 1809
il complesso passò ai Persico per eredità. Nel 1918 esso venne occupato dal
generale Enrico Caviglia, comandante della Decima e Ottava armata. Nel 1968 Sir
Stafford Sands acquistò la villa dalla famiglia Oreffici facendola restaurare,
dotare di piscina con idromassaggio, sauna e campi da tennis.
Nel 1980 una famiglia veneziana la riacquistò con l'intento di riportarla
all'antico splendore: ristrutturò il corpo padronale con le barchesse, risistemò il
parco, riarredò saloni, suites e camere con mobili d'epoca, cercando di ritrovare
l'atmosfera di un tempo. Attualmente il complesso viene utilizzato per ospitare
manifestazioni, concerti, meeting, matrimoni e feste, nonché l'annuale Festa delle
Debuttanti.
Villa
Fietta Serena
Giunti all'ingresso dello splendido centro storico di Asolo si incontra Villa
Fietta, Serena. E' immersa in un grande parco, che digrada verso sud lungo un dolce
declivio, dove si conservano, sepolti, resti del teatro romano. Da qui, un viale
alberato conduce a un imponente portale bugnato decorato con lo stemma comitale dei
Fietta, che fa da ingresso al giardino antistante la villa, cui ortogonalmente si
dispongono due barchesse e una foresteria; un arco passante la barchessa di levante
conduce, inoltre, a un giardino laterale. L'edificio, che si sviluppa in modo
articolato, presenta il fronte principale più rappresentativo a nord, lungo la
strada.
Nel 1576 i conti Fietta acquistarono, a ridosso delle mura della città, tre edifici
e una torretta medievali: essi, grazie al restauro di Giorgio Massari effettuato
verso la metà del Settecento, fanno parte del complesso che vediamo oggi. Il parco
che si estende occupando la collina è stato, invece, acquisito nel corso
dell'Ottocento. Di epoca successiva sono anche le barchesse, aggiunte nel 1840 su
disegno del crespanese Antonio Zardo.
Il manufatto si sviluppa su tre piani per il corpo principale, su quattro per la
parte rimanente e sul solo pianterreno per le barchesse. I fronti villa nord e sud
sono pressoché simili e presentano uno schema tripartito. A differenza di quello
sul cortile, quello sulla strada si compone a L: al piano terra un portico a tre
arcate a bugnato conduce nell'edificio; al piano nobile aprono una serliana
centrale con ai lati aperture ad arco trabeate, tutte fornite di poggioli in
pietra; al piano secondo finestre regolari concludono il fronte. La barchessa ovest
è caratterizzata da un ampio porticato su pilastri decorato a bugnato gentile, alla
cui estremità è annessa la foresteria; quella di levante, ex stalla, è scandita da
archi a bugnato, tutti tamponati tranne uno, passante, che conduce al giardino
secondario.
L'interno ricalca la tripartizione visibile dalla composizione della facciata: dal
salone centrale d'ingresso, abbellito da cinque preziose statue attribuite a Orazio
Marinali, da porte architravate che conducono alle sale laterali e da pregevoli
stucchi a soffitto, si accede allo scalone posto tra i due vani a ovest. Ai piani
superiori, splendida la sala degli stucchi, realizzati nel 1750 da Giovanni Savono,
raffinate le decorazioni e il pavimento a terrazzo del salone al piano nobile,
introdotto da due arcate in pietra con chiavi d'arco.
Occupata dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale, recentemente è stata
teatro di un film giallo e di uno spot pubblicitario; attualmente ospita spettacoli
ed eventi culturali, soprattutto nel periodo estivo.
Villa Sandi
Villa Sandi, Sernagiotto, Cassis
La monumentale villa, le due barchesse, la scuderia e la cappella consacrata
trovano luogo ai piedi delle colline trevigiane, nelle campagne del Comune di
Crocetta del Montello (TV).
Dalla cancellata principale attraverso il parco e percorrendo il
vialone fiancheggiato da virtuose statue barocche si giunge ai piedi della
rampa lastricata che dà accesso alla dimora. I giardini antistanti e
retrostanti sono molto suggestivi, in particolare il secondo, all'italiana,
con una fontana centrale e un pregevole arredo composto da sedute, vasi e
statue lapidee.
Il complesso fu realizzato nel 1622 dal progettista trevigiano Andrea Pagnossin per
la famiglia Sandi; successivamente, passò ai conti Sernagiotto e quindi ai marchesi
Cassis.
La dimora padronale, di chiara ispirazione palladiana, è un blocco a tre piani dal
quale aggetta un classico pronao centrale in doppia altezza: quattro colonne di
ordine ionico sorreggono il frontone dentellato con lo stemma nobiliare al centro
e, alle sue tre estremità, statue dell'artista Orazio Marinali (esecutore di tutto
l'apparato scultoreo della villa e dei giardini). Sotto il portico si trovano tre
ingressi centinati, inquadrati da lesene ioniche reggenti il marcapiano dentellato,
sopra cui si vedono aperture squadrate con la sola centrale predisposta per
l'affaccio dal piccolo poggiolo. Le parti laterali al blocco padronale sono più
basse con semplici finestre ben spaziate e un rivestimento a intonaco rustico in
corrispondenza del piano terra. Al coronamento, infine, due piccole statue il cui
basamento nasconde i comignoli. Il fronte opposto ripete la composizione di quello
descritto: in questo caso, quattro paraste sostituiscono le colonne e una
monumentale scalinata, il portico e la rampa.
L'impianto è tradizionale con salone centrale in doppia altezza, ballatoio e, ai
lati, stanze secondarie. Pavimenti in terrazzo veneziano, stucchi e dipinti
(interessante la sinopia nell'interrato) impreziosiscono gli interni.
Poco discoste dalla villa, le due barchesse su due piani con ampie arcate,
classiche nella composizione e nei dettagli (notevole quella destra a L, con
semicolonne, coronamento dentellato e un frontone sul lato verso il parco). La
cappella presenta dipinti sulle vele dell'altare e una mensa policroma.
Il recente restauro del complesso ha permesso di scoprire una serie di gallerie
disposte su due piani, scavate a una profondità di circa sette-dieci metri,
risalente probabilmente al 1915-1918 e collegate con quelle che portavano l'acqua
della Brentella. E' proprio sfruttando questi locali ipogei che il complesso è
divenuto un famoso centro vitivinicolo, rinomato per la produzione di spumanti.
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